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La nostra storia affonda le sue radici nella Riviera di Ponente, nel suo entroterra e nel Cuneese.
Qui siamo nati e diventati sempre più forti, grazie al lavoro e all¹energia delle tante persone che in quasi 70 anni hanno collaborato con la nostra azienda.
E qui continueremo a crescere insieme a loro, con la dedizione e lo spirito di responsabilità tipici della nostra terra.
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Autobotte dell’epoca


Automezzi nella sede di
via della Foce

GIORGIO LAGORIO
L’uomo che insegnò a Giacomo Alberti a guidare e a riparare auto e gomme

Meccanico provetto, con esperienze maturate nel settore aeronautico, Giorgio Lagorio, conosciuto a Caramagna come “Zurletto”, lega il suo nome all’azienda Alberti proprio all’inizio dell’avventura di Giacomo Alberti. Giorgio Lagorio, oggi allegro e lucidissimo centenario, è stato infatti l’uomo che ha costruito il primo camion della Alberti e ha poi insegnato a Giacomo a guidare e a riparare le gomme. Ricorda Zurletto:

"A quei tempi di meccanici in giro non se ne trovavano. La Fiat ne aveva soltanto uno a Oneglia in via Belgrano. Io andavo a cercare i pezzi di ricambio dai demolitori e non era cosa infrequente adattare i pezzi di una macchina a un’altra di un altro modello. In alcuni casi addirittura i pezzi ce li ricostruivamo di sana pianta in officina, con un pò di occhio e tanta pazienza. Così ho fatto anche per il camioncino che mi aveva chiesto Giacomo. Come base abbiamo usato una vettura Fiat 509. L’abbiamo praticamente portata a nudo sul telaio e poi ho fatto il giro di tutta la provincia per cercare i pezzi che mi potevano essere utili per trasformarla in un mezzo da trasporto."

Altro problema era quello delle gomme. Continua Giorgio Lagorio:

Altro che gommisti. Non si trovavano nemmeno le gomme. Con qualche raccomandazione siamo riusciti a trovarne quattro nuove in un deposito di Genova e sono andato a prenderle di persona, facendo un viaggio in pieno inverno che a raccontarlo oggi nessuno ci crederebbe. Basti sapere che come riscaldamento in auto c’era una fiaschetta di grappa e che durante il viaggio abbiamo bucato almeno due volte. A Genova montammo le gomme nuove e facemmo il collaudo.

Ma la questione non era finita. Giacomo Alberti infatti non sapeva guidare. A insegnargli fu proprio Lagorio, che racconta:

La nostra pista di guida andava da Caramagna a Moltedo e da Caramagna a Dolcedo. Gli ho spiegato come doveva cambiare marcia e una volta imparato gli ho insegnato anche a vulcanizzare le gomme e a effettuare le piccole riparazioni al motore. Per la verità, Giacomo aveva già imparato qualcosa di meccanica, facendomi da aiutante quando costruivamo il suo autocarro. In quegli anni, infatti, bisognava viaggiare con una cassetta dei ferri sempre a portata di mano ed essere in grado di arrangiarsi da soli. A differenza di oggi, a non mancare mai era la benzina, che costava anche poco. Ai distributori la si doveva pompare a mano. Sono tutti ricordi che oggi sembrano andar bene soltanto per un film. Ma per noi che li abbiamo vissuti sono una realtà ancora ben impressa nella mente.

La storica azienda nasce nel 1948 in via Parini a Imperia, come ditta individuale di Giacomo Alberti.
Ricorda il fondatore:

A quei tempi il latte veniva portato direttamente nelle case della gente dai lattai, che spesso raccontavano che si trattava del latte della loro unica mucca. Era infatti diffusa la credenza popolare che il latte per essere buono dovesse essere di una mucca soltanto e non mischiato. Una diceria smentita poi dai medici nutrizionisti. Il problema maggiore era quello della conservazione, che in estate, a causa del caldo, diventava ancora più serio. Per questo si raccomandava a tutti i clienti di far bollire il latte prima di consumarlo. Risolvere questo aspetto fu il mio primo pensiero e dopo una serie di studi progettai e feci costruire una caldaia a sansa che portava il latte a 60 - 70 gradi. Poi lo facevo raffreddare con un altro impianto artigianale. Avevo infatti imparato che in questo modo la carica batterica diminuiva e il latte poteva essere conservato meglio e più a lungo. Per me era una tranquillità perchè spesso le giovani madri che non potevano allattare direttamente i loro figli lo utilizzavano a questo scopo. Per questo facevo costantemente analizzare il latte prima di rivenderlo.

Altro problema era il trasporto. Ricorda ancora Giacomo Alberti:

In quegli anni che oggi sembrano così lontani, il latte si vendeva sfuso portandolo dentro bidoni. Da qui si versava direttamente nei pentolini delle massaie. Nelle latterie le massaie invece lo attingevano da un cilindro erogatore, che altro non era che un bidone con un rubinetto posizionato sul bancone del negozio. Le strade erano disastrate e io non avevo grandi risorse. Automezzi ne circolavano davvero pochi e si trattava per lo più di veicoli vecchi. Il boom doveva ancora arrivare. Riuscii a trovare una vecchia Fiat 509 e la portai nell’officina di un mio parente in Caramagna, per trasformarla in autocarro. Ma non è tutto. Dovetti, infatti, imparare anche a guidare e a fare il meccanico, perché durante i viaggi di guasti ne capitavano almeno tre o quattro al giorno. Non di rado anche in mezzo alla neve. Io andavo a raccogliere il latte dagli allevatori delle valli di Imperia, che in quell’epoca non erano pochi e più di una volta sono stato grato a dei contadini che mi sono venuti in soccorso con i loro robusti buoi e mi hanno levato d’impaccio. In ogni paese avevo un raccoglitore che mi aspettava sulla piazza. Finito il giro dovevo far rientro. Si camminava anche la domenica con il sole, la pioggia o la neve in strade piene di buche. Il minimo che ti poteva capitare era di forare anche più di una volta. Per questo mi ero fatto insegnare a vulcanizzare le gomme senza dover ricorrere ad aiuti esterni, per altro assai ben difficili da trovare. Avevo al seguito una fornita cassetta dei ferri e le riparazioni le eseguivo sul ciglio delle strade.

Dopo i primi anni di avvio, l’ingegno di Alberti fa si che all’interno dei magazzini di via Parini arrivino altre attrezzature. Spiega ancora la nostra “guida”:

Oltre alla pastorizzazione del latte che, come ho spiegato, serviva a garantire una migliore conservazione del prodotto, uno dei miei pallini è sempre stato quello dell’igiene. Per questo dopo un paio d’anni dall’inizio della mia attività, riuscii a progettare e far costruire una macchina azionata a pedale che permetteva di confezionare il latte in bottiglie di vetro. Queste venivano poi passate sotto un altro macchinario che le sigillava con una capsula di stagnola. Una vera rivoluzione. Ma, per me, la rivoluzione di gran lunga maggiore fu quando firmai un pacco di cambiali per comprare un camion vero e nuovo. Il Blr Fiat. Pensai: male che vada, se non riesco a pagarlo, la banca se lo prende e io cambio mestiere.

Come sappiamo, Giacomo Alberti non ha cambiato mestiere e in seguito vedremo, anzi, le tappe dell’ulteriore crescita della sua azienda.

G. Alberti & C. S.p.A. - Via Nazionale SS28, Regione Aribaga 18027 Pontedassio - Imperia - P. IVA 00067680082 - N.Rea 49307 - Cap.Soc. € 468.000,00 i.v.
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